A Genova “Il Turco in Italia”

A Genova A due anni dalla scomparsa, il Teatro Carlo Felice ricorda Emanuele Luzzati ricostruendo e riportando in scena la splendida scenografia per Il turco in Italia con cui nel 1983 il grande pittore, illustratore e scenografo genovese iniziò la collaborazione con il Rossini Opera Festival di Pesaro.

Il turco in Italia, dramma buffo in due atti di Felice Romani messo in musica da Gioachino Rossini, è del 1814, ma quasi interessa di più la sua data di rinascita, quando Gianandrea Gavazzeni e una giovane Maria Callas rivelatasi insospettabile comica la portarono al trionfo a Roma nel 1950. Ritenuto a torto una risposta “minore” a L’italiana in Algeri, Il turco in Italia è in realtà un piccolo originalissimo capolavoro che si è ripresentato come il più moderno dei lavori rossiniani. Il giovane Felice Romani, pressoché esordiente, ha inventato un libretto sorprendente in cui Prosdocimo, un “poeta”, ovvero un librettista, se ne va in giro in cerca di un soggetto per un’opera buffa. Lo trova nella vita reale che lo circonda e subito vi entra e spesso lo commenta, senza un’aria per sé, proprio come voce fuori campo, sebbene mescolandosi ai suoi protagonisti. La girandola degli amori segnata da quella di una musica strepitosa non è semplice, il turco è il principe Selim che amò la zingara Zaida fuggita dall’harem per la gelosia delle altre, Zaida si presenta leggendo la mano a Geronio che vuol sapere quando sua moglie Fiorilla metterà la testa a posto, e questa infatti civetta con il turco, incantato dalle italiane. E poi c’è il cavalier servente di Fiorilla, Narciso, che si traveste da turco mentre a una festa indiavolata Zaide è vestita da Fiorilla, e Prosdocimo consiglia a Geronio di fingere il divorzio quando sa che Selim e Zaide si sono riconciliati, così per merito suo anche la frizzante Fiorilla abbraccia suo marito.

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Teatro tra le sbarre

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Segnalo per il 24 novembre un evento di notevole importanza. A Firenze, la Regione Toscana ha organizzato per quella data un incontro sulle varie esperienze di teatro che vengono lodevolmente svolte nelle carceri del nostro paese. Un teatro vivo, un teatro appassionato, un teatro spesso molto più innovativo di quello che viene rappresentato nel mondo cosiddetto libero.
L’avvenimento avrà luogo in un giorno di particolare rilevanza. Difatti, il giorno successivo, sarà il decimo anniversario dell’avvento, nella regione Toscana, di una crescente rete costruita dalle varie iniziative artistiche svolte negli istituti di pena, la quale, dal ’99 è salita da 7 a ben 15 realtà. Stiamo parlando di attività legate al mondo dello spettacolo a tutti gli effetti. Laboratori di scrittura e di musica, di scenografia e, ovviamente, teatro.
Da sottolineare il lavoro di svolgo sin qui a Volterra, ottenendo attenzione anche a livello internazionale.
Ecco la presentazione dell’evento da parte dell’assessore alla cultura della Regione Toscana, Paolo Cocchi: Un vero e proprio ponte comunicativo tra culture e comunità diverse, tra liberi e non liberi, un importante spazio di comunicazione fra carcere e città.
L’incontro servirà a comprendere se, traguardo quanto mai auspicabile, si potrà trovare in futuro la metodologia affinchè lo scambio tra i diversi protagonisti di questo nobile lavoro possa divenire sistematico e quindi proficuo per tutti, dentro e fuori i carceri nostrani.
La sede dell’evento sarà il Saloncino del Teatro della Pergola, come già detto, a Firenze.