Uno sciocco colto è più sciocco d’uno sciocco ignorante

Molière

Stasera e domani, domenica 8 febbraio, al Teatro Sortino di Sortino potrete assistere alla commedia L’avaro, nota opera di Molière (nel dipinto). La regia di questo adattamento è a cura di Antonello Capodici e l’interprete principale è Enrico Guarneri.
La pièce si divide in cinque atti e la sua composizione risale al 1668.
A quanto pare, l’autore trasse la sua ispirazione da un’opera di Plauto, intitolata l’Aulularia, sebbene il testo di Molière sia strutturato differentemente. L’avaro è un lavoro più lungo ed inoltre affronta alcune tematiche assenti in quello plautino, come quella del matrimonio.
Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière, è nato a Parigi nel gennaio del 1622, per poi morire a Parigi nel 1673. Come spesso accade ovunque ai grandi artisti, l’Accademia di Francia non riconobbe mai il drammaturgo per il suo immenso valore, perlomeno finché questi era in vita, ritenendolo non all’altezza degli immortali simboli della cultura transalpina.
Molto tempo dopo la sua scomparsa, malgrado lo scrittore non potesse goderne beneficio alcuno, gli dedicò una statua. Su di essa vi è la seguente iscrizione, inequivocabile: Nulla mancò alla sua gloria, Egli mancò alla nostra.
Aggiungo come contrappunto una citazione da un’altra sua opera, Le donne saccenti: E vi garantisco che uno sciocco colto è più sciocco d’uno sciocco ignorante.

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La realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani

Pirandello

Stasera 27 gennaio 2009 al Teatro Giotto di Borgo San Lorenzo potrete assistere allo spettacolo Uno, nessuno e centomila, tratto dal romanzo di Luigi Pirandello. La regia è di Orlando Forioso, per una produzione della Compagnia Media Aetas Teatro – U Svegliu Calvese.
Gli interpreti sono Ruben Rigillo, Fernando Pannullo, Fulvia Carotenuto, Mario Brancaccio e Michele Bonè.
Uno, nessuno e centomila è una delle opere più note dello scrittore siciliano, il quale inizia la prima stesura nel 1909. Molto tempo dopo, nel 1926 appare sotto forma di rivista e poi come romanzo.
Il testo, l’ultimo di Pirandello, può essere considerato un vero e proprio manifesto del suo pensiero.
L’autore lo definì quello più amaro e il personaggio principale è sicuramente uno dei più ricchi di spunti e maggiormente consapevoli della propria complessità.
I numerosi monologhi in cui il protagonista si rivolge chiaramente al lettore lo spingono a riflessioni universali, come spesso capita nell’opera pirandelliana, ma in nessuna sua opera con tale profondità.
Molti considerano questo romanzo, probabilmente a ragione, come la massima vetta letteraria raggiunta dal più grande drammaturgo italiano.
Dal testo: La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita.

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Guerre tra poveri

Bertolt Brecht

Segnalo per domenica 1 febbraio al Teatro Sociale Villani di Biella lo spettacolo Madre coraggio e i suoi figli, di Bertolt Brecht. La regia è di Cristina Pezzoli e l’interprete principale è Isa Danieli.
Eugen Berthold Friedrich Brecht detto Bertolt (nella foto) è ritenuto il più importante drammaturgo tedesco del ‘900.
L’opera fu scritta dall’autore intorno al 1938, con la seconda guerra mondiale ormai alle porte e rappresenta una delle denuncie più incisive delle atrocità causate dalle guerre.
Inoltre, l’autore incentra la sua narrazione non solo sugli orrori provocati dai conflitti bellici, ma anche sugli ultimi, gli oppressi e le loro spesso contraddittorie vicende.
Da una parte, quindi, vi è il tema della guerra, vera causa scatenante delle condizioni in cui si trova la madre del titolo, guerra come disgrazia ma, paradossalmente, anche come inaspettata salvezza.
Difatti, la guerra stermina i figli della donna, ma riesce strapparla finalmente dalla povertà.
I poveri è la loro maniacale brama dei beni materiali è in effetti l’altro tema centrale del testo, uno dei punti fissi dell’opera di Brecht.
Dal testo: La guerra va incontro a tutte le esigenze, anche a quelle pacifiche.

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Uccidiamola!

Jean Genet

Fino a questa domenica 25 gennaio 2009 al Teatro Della Cometa di Roma sarà in scena Le serve, adattamento dell’opera di Jean Genet (nella foto), per la regia di Giuseppe Marini.
Le interpreti sono Franca Valeri, Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas.
Jean Genet è stato un drammaturgo e scrittore francese, fra i più noti dello scorso secolo.
Nell’opera di Genet i fatti autobiografici sono quasi sempre fusi con quelli fantasiosi, al punto da non riuscire a riconoscere la linea di demarcazione tra di essi.
Le serve (in francese: Les bonnes) fece il suo debutto al Théâtre Athénée di Parigi nel 1947 e nel 1974 ci fu anche un adattamento cinematografico.
L’opera si ispira alla vicenda delle sorelle Lea e Christine Papin, che uccisero brutalmente il loro datore di lavoro e sua figlia a Le Mans, in Francia, nel 1933, sebbene Genet vada molto al di là dei meri fatti. Solange e Claire sono due domestiche, le serve del titolo, le quali progettano l’assassinio della loro padrona (Madame) in maniera maniacale, al punto da dividersi i ruoli di carnefice e vittima predestinata, in una perfida simulazione che sa inevitabilmente di teatro nel teatro.

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A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

L'istruttoria

Dal 20 al 25 gennaio 2009 segnalo al Teatro Politeama Rossetti (Sala Bartoli) di Trieste lo spettacolo dal titolo L’istruttoria, scritto da Claudio Fava.
La regia è di Ninni Bruschetta e gli interpreti sono Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro, accompagnati dalle note dei Dounia: Giovanni Arena – contrabbasso, Vincenzo Gangi – chitarra, Riccardo Gerbino – percussioni e Faisal Taher – voce.
Claudio Fava, autore del testo, lo ha realizzato lavorando sugli atti del processo legato alla morte di suo padre, Giuseppe Fava, assassinato dalla mafia.
Giuseppe Fava detto Pippo si distinse come scrittore, giornalista e drammaturgo, come saggista e anche sceneggiatore.
Chi lo conobbe lo ricorda come una persona dotata di un notevole carisma, stimato dai colleghi per la sua serietà sul lavoro e per la spiccata semplicità nello stile di vita.
E’ stato direttore del Giornale del Sud e ha fondato I Siciliani, importante giornale antimafia nella sua terra, la Sicilia; come sceneggiatore, si ricorda il suo lavoro per il film Palermo or Wolfsburg, che ottenne l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980.
Nel gennaio del 1984 fu ucciso e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola.

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Raccontiamo il teatro

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Da stasera fino al 30 novembre sarà possibile assistere al Teatro Comunale di Ferrara a due atti unici diretti ed interpretati da Carlo Cecchi. Il primo è Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me, di Thomas Bernhard. Quest’ultimo è stato uno scrittore, romanziere e drammaturgo austriaco, oltre che poeta e giornalista. Da molti considerato tra i massimi autori della letteratura contemporanea. Il secondo è Sik – Sik L’artefice magico del maestro Eduardo De Filippo, una commedia scritta dal celebre autore nel 1929 e contenuta nella raccolta intitolata Cantata dei giorni pari.
Due atti unici per raccontare il teatro che mette in scena se stesso, dice lo stesso Cecchi.
Con Bernhard è il teatro europeo contemporaneo, il teatro delle istituzioni e della politica, dei funzionari e dei burocrati, che viene scaraventato in scena nei tre episodi tragicomici tratti dalla vita del celebre regista Peymann. Con De Filippo, attraverso le avventure di un disgraziato prestigiatore, entra in scena la maschera-personaggio di Eduardo, nata dalla tradizione del teatro napoletano.
Per chi non lo conoscesse, Carlo Cecchi è un attore e regista italiano, ritenuto una delle figure di spicco del teatro di innovazione in Italia.
Informazioni e biglietti: Teatro Comunale di Ferrara – Corso Martiri della Libertà, 5. 44100 Ferrara. Tel. 0532 202675. Fax 0532 206007 e-mail: biglietteria.teatro@comune.fe.it – teatro@comune.fe.it