Due forme diverse di prostituzione

Teatro Sala Uno

Da sabato 14 al 22 febbraio al Teatro Sala Uno di Roma sarà in scena lo spettacolo Bruciati, lavoro della Compagnia Sycamore T Company, per la regia di Georgia Lepore e con la partecipazione della sezione drammaturgia contemporanea Alla ricerca di un futuro.
Il dramma teatrale è di Angelo Longoni e gli interpreti sono Eleonora Ivone e Gabriele Sabatini.
Ecco una sintetica trama: un ragazzo e una ragazza dediti a due forme diverse di prostituzione si ritrovano coinvolti nella morte di un loro comune cliente, un anziano avvocato, al quale sottraggono una valigetta che contiene un milione e ottocentomila euro in contanti. Ignorando la provenienza del denaro e immaginando che si possa trattare di soldi “sporchi”, i due ragazzi si rintanano in una stanza di albergo in attesa di comprendere esattamente la loro condizione e soprattutto per capire se sono in pericolo o se qualcuno è sulle loro tracce. In questa situazione d’attesa, emergono le esistenze e il passato dei due che, tra reticenze, confessioni, inganni, violenze e tenerezze, mettono a nudo il proprio passato e le rispettive disperazioni nei confronti di una vita che apparentemente è ancora all’inizio e nel fiore degli armi, ma che è percepita da loro come perduta ed ormai irrimediabilmente bruciata…

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Fedeltà immeritata

Tennessee Williams

Da stasera fino a domenica 8 febbraio al Teatro Comunale di Thiene potrete assistere ad un ennesimo adattamento de La rosa tatuata, di Tennessee Williams (nella foto).
La regia è a cura di Francesco Tavassi per una produzione della compagnia Teatro e Società s.r.l.
Gli interpreti principali sono Mariangela D’Abbraccio e Paolo Giovannucci.
Ecco una sintetica trama: Serafina è sposata con Rosario, un camionista, che a quanto pare trasporta merce che scotta: droga. L’uomo ha un incidente con il camion e muore. La donna, a causa del dolore, chiude letteralmente il mondo fuori della sua casa, nella quale tenta di rinchiudere anche la figlia Rosa, alla quale rimane solo la scuola come momento di evasione.
Tempo dopo Serafina si imbatte in un emigrante, siciliano esattamente come lei, tale Alvaro Mangiacavallo, camionista come il marito.
La madre di Rosa è attratta immediatamente da quest’uomo e, sebbene molto combattuta, inizia a conoscerlo meglio e viene così a sapere dei traffici illeciti del defunto marito…

Da ricordare che Williams scrisse l’opera disegnando il personaggio di Serafina proprio su Anna Magnani, per poi portare il testo a teatro. Tuttavia, la non perfetta conoscenza dell’Inglese della seppur bravissima attrice, lo indusse a cedere i diritti del dramma al cinema.
E fu così che la Magnani vinse il premio Oscar.

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La realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani

Pirandello

Stasera 27 gennaio 2009 al Teatro Giotto di Borgo San Lorenzo potrete assistere allo spettacolo Uno, nessuno e centomila, tratto dal romanzo di Luigi Pirandello. La regia è di Orlando Forioso, per una produzione della Compagnia Media Aetas Teatro – U Svegliu Calvese.
Gli interpreti sono Ruben Rigillo, Fernando Pannullo, Fulvia Carotenuto, Mario Brancaccio e Michele Bonè.
Uno, nessuno e centomila è una delle opere più note dello scrittore siciliano, il quale inizia la prima stesura nel 1909. Molto tempo dopo, nel 1926 appare sotto forma di rivista e poi come romanzo.
Il testo, l’ultimo di Pirandello, può essere considerato un vero e proprio manifesto del suo pensiero.
L’autore lo definì quello più amaro e il personaggio principale è sicuramente uno dei più ricchi di spunti e maggiormente consapevoli della propria complessità.
I numerosi monologhi in cui il protagonista si rivolge chiaramente al lettore lo spingono a riflessioni universali, come spesso capita nell’opera pirandelliana, ma in nessuna sua opera con tale profondità.
Molti considerano questo romanzo, probabilmente a ragione, come la massima vetta letteraria raggiunta dal più grande drammaturgo italiano.
Dal testo: La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita.

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Il dramma dell’infanzia

Pinocchio

Fino al 1° febbraio 2009 al Teatro Piccolo Re di Roma potrete assistere allo spettacolo Pinocchio, di Carlo Collodi, per la regia di Ursula Bächler, in una produzione della Compagnia teatro Piccolo re di Roma. Gli interpreti sono Serena Borelli, Elisabetta Carpineti, Antonella D’Acunto, Fabrizio De Angelis, Claudio Giuli, Adele Miele, Stefania Spiezia, Luigi Toto e Giovanni Valentini.
Si tratta di una rivisitazione poetica e contemporanea, essenziale e notturna delle vicende di Pinocchio dove i personaggi della famosa favola vivono in una dimensione magica e onirica. Tra ironia, dramma, tenerezza e sogno si racconta l’avventuroso viaggio che ogni uomo compie nel suo percorso di crescita.
Dalle note di regia: Lo spettacolo è dedicato a chi è disposto a rinunciare alla favola per incontrare un Pinocchio viaggiatore dell’inconscio, che racchiude gli archetipi di ogni infanzia in un dramma tanto acuto quanto necessario. Ovvero il dramma dell’infanzia: età di una iniziazione e di una morte, satura di angosce e oppressioni, sullo sfondo solare di una inesausta vitalità.

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Guerre tra poveri

Bertolt Brecht

Segnalo per domenica 1 febbraio al Teatro Sociale Villani di Biella lo spettacolo Madre coraggio e i suoi figli, di Bertolt Brecht. La regia è di Cristina Pezzoli e l’interprete principale è Isa Danieli.
Eugen Berthold Friedrich Brecht detto Bertolt (nella foto) è ritenuto il più importante drammaturgo tedesco del ‘900.
L’opera fu scritta dall’autore intorno al 1938, con la seconda guerra mondiale ormai alle porte e rappresenta una delle denuncie più incisive delle atrocità causate dalle guerre.
Inoltre, l’autore incentra la sua narrazione non solo sugli orrori provocati dai conflitti bellici, ma anche sugli ultimi, gli oppressi e le loro spesso contraddittorie vicende.
Da una parte, quindi, vi è il tema della guerra, vera causa scatenante delle condizioni in cui si trova la madre del titolo, guerra come disgrazia ma, paradossalmente, anche come inaspettata salvezza.
Difatti, la guerra stermina i figli della donna, ma riesce strapparla finalmente dalla povertà.
I poveri è la loro maniacale brama dei beni materiali è in effetti l’altro tema centrale del testo, uno dei punti fissi dell’opera di Brecht.
Dal testo: La guerra va incontro a tutte le esigenze, anche a quelle pacifiche.

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Uccidiamola!

Jean Genet

Fino a questa domenica 25 gennaio 2009 al Teatro Della Cometa di Roma sarà in scena Le serve, adattamento dell’opera di Jean Genet (nella foto), per la regia di Giuseppe Marini.
Le interpreti sono Franca Valeri, Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas.
Jean Genet è stato un drammaturgo e scrittore francese, fra i più noti dello scorso secolo.
Nell’opera di Genet i fatti autobiografici sono quasi sempre fusi con quelli fantasiosi, al punto da non riuscire a riconoscere la linea di demarcazione tra di essi.
Le serve (in francese: Les bonnes) fece il suo debutto al Théâtre Athénée di Parigi nel 1947 e nel 1974 ci fu anche un adattamento cinematografico.
L’opera si ispira alla vicenda delle sorelle Lea e Christine Papin, che uccisero brutalmente il loro datore di lavoro e sua figlia a Le Mans, in Francia, nel 1933, sebbene Genet vada molto al di là dei meri fatti. Solange e Claire sono due domestiche, le serve del titolo, le quali progettano l’assassinio della loro padrona (Madame) in maniera maniacale, al punto da dividersi i ruoli di carnefice e vittima predestinata, in una perfida simulazione che sa inevitabilmente di teatro nel teatro.

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Strani incontri a La Scalogna

I giganti della montagna

Stasera 23 gennaio 2009 al Teatro Degli Animosi di Carrara potrete assistere ad un ennesimo adattamento de I giganti della montagna, di Luigi Pirandello.
La regia è di Federico Tiezzi e gli interpreti sono Sandro Lombardi, Iaia Forte, Silvio Castiglioni, Marion D’Amburgo e Massimo Verdastro.
L’opera incompiuta dell’autore siciliano ha avuto una prima stesura nel 1933, sebbene pare che le prime bozze risalgano ad almeno dieci anni prima.
Questo dramma è tratto da una delle Novelle per un anno, Lo stormo e l’Angelo Centuno.
In particolare, il primo atto aveva un proprio titolo, I fantasmi.
Dopo esser stato pubblicato in alcune riviste, fece il suo debutto nel 1937 a Firenze.
Come già detto, I giganti della montagna è sfortunatamente un’opera incompiuta, interrotta dal peggiore degli eventi. Difatti, Pirandello morì nel 1936. Cosicché il terzo ed ultimo atto non venne mai alla luce.
A Stefano, figlio dell’autore, si deve un tentativo di ricostruzione dell’ultima parte.
Ad ogni modo, le versioni rappresentate sono state molteplici, una fra tutte quella di Giorgio Strehler, nota in tutto il mondo, che ho avuto la fortuna di ammirare personalmente.
Ecco una sintetica trama: un gruppo di persone, dei disadattati, si rifugiano in una villa che già il nome è tutto un programma: La Scalogna. In quell’occasione fanno la conoscenza di una compagnia teatrale, la quale sta per mettere in scena lo spettacolo “La favola del figlio cambiato”, opera dello stesso Pirandello…

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A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

L'istruttoria

Dal 20 al 25 gennaio 2009 segnalo al Teatro Politeama Rossetti (Sala Bartoli) di Trieste lo spettacolo dal titolo L’istruttoria, scritto da Claudio Fava.
La regia è di Ninni Bruschetta e gli interpreti sono Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro, accompagnati dalle note dei Dounia: Giovanni Arena – contrabbasso, Vincenzo Gangi – chitarra, Riccardo Gerbino – percussioni e Faisal Taher – voce.
Claudio Fava, autore del testo, lo ha realizzato lavorando sugli atti del processo legato alla morte di suo padre, Giuseppe Fava, assassinato dalla mafia.
Giuseppe Fava detto Pippo si distinse come scrittore, giornalista e drammaturgo, come saggista e anche sceneggiatore.
Chi lo conobbe lo ricorda come una persona dotata di un notevole carisma, stimato dai colleghi per la sua serietà sul lavoro e per la spiccata semplicità nello stile di vita.
E’ stato direttore del Giornale del Sud e ha fondato I Siciliani, importante giornale antimafia nella sua terra, la Sicilia; come sceneggiatore, si ricorda il suo lavoro per il film Palermo or Wolfsburg, che ottenne l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980.
Nel gennaio del 1984 fu ucciso e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola.

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Sono guarito, signori!

Pagliai e Gassman

Sempre stasera 19 gennaio, al Teatro Bucci di San Giovanni Valdarno potrete assistere all’Enrico IV di Luigi Pirandello. La regia è di Paolo Valerio e gli interpreti sono Ugo Pagliai e Paola Gassman.
L’Enrico IV è una commedia in 3 atti scritta dall’autore nel 1921. Il suo debutto avvenne nel febbraio dell’anno successivo a Milano, presso il Teatro Manzoni.
L’opera si presenta come una sorta di studio intorno al tema della follia e sulla relazione tra verità e finzione, punti fissi della drammaturgia pirandelliana.
Ecco una sintetica trama: un borghese romano partecipa ad una battuta di caccia impersonando Enrico IV, insieme ad una donna che ama, tale Matilde di Spina e a Belcredi, suo concorrente.
Questi provoca la caduta dal cavallo del primo e le conseguenze sono inaspettate. Difatti l’uomo, a causa di un colpo alla testa, è convinto di essere sul serio Enrico IV.
Tutti assecondano la sua improvvisa pazzia e molto tempo dopo, ben dodici anni, Enrico guarisce e viene a sapere che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente, con lo scopo di sottrargli proprio Matilde. E’ così che il nostro prende la decisione di fingersi ancora pazzo, incapace di vedere la realtà per quella che è…

Il Teatro Bucci si trova in Corso Italia 3 (San Giovanni Valdarno – AR)
Informazioni: Tel. 055 9121421

A Genova “Il Turco in Italia”

A Genova A due anni dalla scomparsa, il Teatro Carlo Felice ricorda Emanuele Luzzati ricostruendo e riportando in scena la splendida scenografia per Il turco in Italia con cui nel 1983 il grande pittore, illustratore e scenografo genovese iniziò la collaborazione con il Rossini Opera Festival di Pesaro.

Il turco in Italia, dramma buffo in due atti di Felice Romani messo in musica da Gioachino Rossini, è del 1814, ma quasi interessa di più la sua data di rinascita, quando Gianandrea Gavazzeni e una giovane Maria Callas rivelatasi insospettabile comica la portarono al trionfo a Roma nel 1950. Ritenuto a torto una risposta “minore” a L’italiana in Algeri, Il turco in Italia è in realtà un piccolo originalissimo capolavoro che si è ripresentato come il più moderno dei lavori rossiniani. Il giovane Felice Romani, pressoché esordiente, ha inventato un libretto sorprendente in cui Prosdocimo, un “poeta”, ovvero un librettista, se ne va in giro in cerca di un soggetto per un’opera buffa. Lo trova nella vita reale che lo circonda e subito vi entra e spesso lo commenta, senza un’aria per sé, proprio come voce fuori campo, sebbene mescolandosi ai suoi protagonisti. La girandola degli amori segnata da quella di una musica strepitosa non è semplice, il turco è il principe Selim che amò la zingara Zaida fuggita dall’harem per la gelosia delle altre, Zaida si presenta leggendo la mano a Geronio che vuol sapere quando sua moglie Fiorilla metterà la testa a posto, e questa infatti civetta con il turco, incantato dalle italiane. E poi c’è il cavalier servente di Fiorilla, Narciso, che si traveste da turco mentre a una festa indiavolata Zaide è vestita da Fiorilla, e Prosdocimo consiglia a Geronio di fingere il divorzio quando sa che Selim e Zaide si sono riconciliati, così per merito suo anche la frizzante Fiorilla abbraccia suo marito.

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