Peter Pan al Creberg Teatro Bergamo – 17 e 18 gennaio

peter pan
TORNA PETER PAN IL MUSICAL

un viaggio andata e ritorno sull ’IsolaCheNonC’è

Si è affermato come spettacolo più visto nelle due scorse stagioni teatrali con oltre 370.000 presenze*; si è aggiudicato il premio “Biglietto d’oro AGIS” e il “Premio Gassman per la miglior Regia”; ora ritorna, per la terza stagione, Peter Pan il Musical, capolavoro nato dalla penna di J.M.Barrie. Una produzione totalmente italiana di Teatro Delle Erbe Produzioni che vede sul palco un rinnovato cast di 25 artisti, per l’innovativa regia di Maurizio Colombi. Produttore esecutivo Fabrizio Carbon.

Il Peter Pan in scena è un tripudio di effervescente entusiasmo che cattura grandi e piccini. Uno spettacolo che regala momenti di pura emozione quando, alla storia dell’eterno ragazzo protagonista di avventure e duelli con Capitan Uncino e i suoi pirati, si aggiunge che le musiche sono affidate al genio e all’energia di Edoardo Bennato che ha ri-arrangiato in versione musical lo storico concept-album “Sono Solo Canzonette” e composto ad hoc, per l’occasione, il nuovo singolo “Che paura che fa Capitan Uncino”.

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Gormiti al Creberg Teatro Bergamo

10 gennaio 2009 ore 15.00 e ore 18.00
11 gennaio 2009 ore 15.00 e ore 18.00
Dall’Isola di Gorm a Bergamo: i Gormiti tornano al Teatro Creberg.

Gli invincibili signori della Natura, protagonisti di un fortunato gioco amato dai bambini ma anche dagli adulti, hanno scelto il teatro come palcoscenico della lotta per la salvaguardia della Natura contro le forze che vogliono distruggerla.

I Gormiti sono i difensori di Madre Natura, nati dalle lacrime del Vecchio Saggio per lottare contro la forza del Male, identificata con il fuoco distruttore del Vulcano che ne minaccia l’esistenza. Ogni popolo è comandato da un campione e trae origine e forza da un elemento naturale: Terra, Foresta, Cielo e Mare. Gli eroi sono osservati e guidati dalle ninfe del proprio elemento – che durante lo spettacolo raccontano la vicenda tra dialoghi e canti – e dagli spiriti animati della Natura come gli alberi, il vento e la pioggia. Il conflitto tra i Gormiti e l’esercito del Male si conclude con un epico scontro finale.

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Gioele Dix al Creberg Teatro Bergamo – 13 dicembre 08

GIOELE DIX

in

DIXPLAY

teatro

Dopo le felici esperienze teatrali delle ultime stagioni, dedicate all’affabulazione scenica su temi narrativi importanti (il mito di Edipo Re in edipo.com, le storie dell’Antico Testamento in La Bibbia ha (quasi) sempre ragione, le vicende del Risorgimento Italiano in Tutta colpa di Garibaldi), Gioele Dix torna al cabaret, l’originaria passione che gli ha permesso di essere conosciuto e apprezzato dal grande pubblico.

Come in un immaginario display antologico di stili e personalità, Gioele Dix propone una serie di monologhi comici ambientati nella realtà italiana contemporanea, per descrivere vizi e manie che ci coinvolgono e corrispondono.

La sua singolare e personale chiave interpretativa, in bilico costante fra l’intrattenitore e l’attore, permette a Gioele Dix di alternare e mischiare in DIXPLAY il racconto ironico con la parodia, la riflessione sarcastica con la storiella (in scaletta, anche un omaggio al grande Walter Chiari), passando per la rappresentazione di alcuni fortunati personaggi, grotteschi ma non troppo: il viaggiatore, che disserta con pignoleria sulle targhette dei treni, il professore argentino, che si batte scientificamente contro lo sport e – ovviamente – il ben noto automobilista sempre costantemente in…zzato, tornato (o meglio, rimasto) di grande attualità grazie alle recenti apparizioni televisive a Zelig.

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Robin Hood – Creberg Teatro Bergamo – dal 16 al 18 dicembre

robin hoodUna leggenda eterna di eroi e malvagi in un grande musical dove un ladro gentiluomo sarà il principe della foresta incantata di Sherwood. Ambizione, coraggio, amore, tradimento, avventura tutto in un grande musical originale di Beppe Dati con Manuel Frattini per la regia e l’adattamento di Christian Ginepro.

“Robin Hood” racconta la leggenda di quell’eroe le cui avventure da 800 anni si tramandano da cantore in cantore lasciando ai secoli il compito di affinare questa storia antica.

I nostri eroi Marianna e Robin, il magico Fra’ Tuck, il buon Little John, la maldestra Tata, l’improbabile Re Giovanni, il crudele Guyo e il suo tirapiedi lo Sceriffo, poi avventori, banditi, popolani, dame, ancelle, servitori ci accompagneranno in questa bella avventura che vuole raccontare come un uomo può diventare un eroe. Lo spettacolo sarà la nuova celebrazione di questa vicenda che racconta il viaggio di un uomo alla ricerca di sé stesso attraverso la compassione per il più debole e l’amore per Marianna.

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Formidabili quegli anni, Giulio Casale in scena a Bergamo

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Dal libro di Mario Capanna uno spettacolo di teatro-canzone con Giulio Casale in scena al teatro Creberg di Bergamo il 25 novembre.
Le testimonianze del leader del Movimento studentesco diventano una rappresentazione teatrale, accompagnata dalle canzoni che “fecero” quell’epoca. Giulio Casale, dopo lo straordinario successo di “Polli d’allevamento” di Gaber-Luporini, è il protagonista di questo grande evento culturale: sia per l’interpretazione che per la trasposizione drammaturgica del testo.
Casale esegue infatti nel corso dello spettacolo varie composizioni di autori legati a quel periodo quali Vian, Brel, De Andrè, Tenco, Guccini, De Gregori, Gaber.
«Formidabili quegli anni» diviene quindi un’originale operazione culturale che alterna alla prosa i momenti musicali-cantati più significativi dell’epoca accompagnati da Carlo Cialdo Capelli. Lo scopo è di offrire una sorta di “come eravamo” e il com’è di una storia ancora recente, che alcuni hanno vissuto, tutti ricordano, alcuni mitizzano, altri rinnegano.

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Shel Shapiro e Sarà una bella società a Bergamo

shel shapiroIl 15 Novembre il one man show Sarà una bella società arriva a Bergamo. Lo show che abbiamo visto e amato lo scorso anno a Milano e sui palchi di mezza italia finalmente arriva a Bergamo.

Raccontare la storia di alcune generazioni, con lo strumento popolare delle canzoni, e con la voce e il volto di un protagonista che si presenta sul palcoscenico a evocare una storia con la sua stessa presenza: la voce, la chitarra, l’immagine anche fisica di Shel Shapiro rappresentano un esercizio mentale irresistibile, che serve per recuperare il clima di un’epoca, lo spirito del tempo, l’intera psicologia di chi ha attraversato i decenni dai primi anni Sessanta in poi.
Già, i Sessanta sono un decennio “seminale”, in cui sembra essersi concentrata una creatività, una energia sociale, ma anche intellettuale, culturale, comportamentale, davvero irripetibile. Se pensiamo all’America di Bob Dylan, a una voce mai sentita prima che annuncia il tempo nuovo, che investe i grandi raduni civili e politici dell’età kennediana e post-kennediana, abbiamo una fotografia suggestiva del cambiamento. Ma prima dobbiamo avvertire anche l’eco delle canzoni e del surf dei Beach Boys, e subito dopo gettare uno sguardo sull’epoca in cui i festival e i grandi raduni raccolgono il mondo giovane, i beatnik, gli hippie, a Newport come a Woodstock.
Peace and Love, pace e amore, nel fango di Woodstock. E qualche anno prima la ballata elettrica e dolente di Dylan, «a hard rain’s gonna fall». È la grande società che richiama inesorabilmente le note di The Way we Were, Barbra Streisand e Robert Redford come campioni ancora ingenui della rivoluzione democratica, quando non eravamo così cinici, e la politica era una speranza che davvero «the times, they are a-changin’», e che il mondo potesse veramente avere una svolta.
Ma nello stesso tempo dobbiamo anche pensare all’Europa e all’Italia di allora. All’Inghilterra delle “cavern”, in cui emergono i “complessi”, oggi diremmo le “band”, che trasformano radicalmente il modo di fare musica e di stare insieme. Nell’immaginario musicale esplode il suono distorto del riff di Satisfaction, i Beatles impongono una specie di rivoluzione, in cui si sperimenta tutto. E intorno a loro, ai fondatori della musica nuova, si affollano i grandi epigoni, gli eredi del blues, gli Animals di Eric Burdon, i Them, gli Who.
Sullo sfondo di un mutamento impressionante, una società per molti versi “ingenua” sperimenta intanto per la prima volta il benessere di massa. E aspetta qualcosa. Anche in un’Italia che esce a fatica dalla sua arretratezza, cambiano le parole e le note, tira un’aria nuova, i simboli si svecchiano, le star cambiano volto. Va da sé che l’ambiente culturale e politico aspetta una rottura, che arriverà puntuale con il maggio francese e con il Sessantotto; ma prima ancora che sul piano politico la “rivoluzione” avviene nei comportamenti, nelle mode, nei pensieri collettivi.
Si vede una metamorfosi nel paesaggio umano. Cambia l’abbigliamento, si modificano in modo impressionante i comportamenti fra adulti e giovani, e le relazioni fra ragazzi e ragazze, l’eros guadagna stili nuovi: «Sapore di sale, sapore di mare, che hai sulle labbra, che hai sulla pelle». Si tratta di un cambiamento a suo modo “politico”, ma in primo piano ci sono le emozioni, le suggestioni, c’è la sensazione che si stiano aprendo possibilità inedite. Qui da noi la musica assimila velocemente l’idea del cambiamento. Emerge la protesta, «come potete giudicar», «è la pioggia che va», «noi non ci saremo», «Dio è morto»: un sentimento che non è ancora programmatico ma è collettivo, condiviso, sentito da tutti come una specie di destino a cui si è chiamati, e che ciascuno interpreta alla propria maniera, ora festosa, ora arrabbiata, perché in ogni caso il mondo è giovane, può attendere anche se è impaziente.

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