One Man Show

Teatro Ciak: i lampi di Bertolino

Lampi accecanti di ovvietà

Lampi accecanti di ovvietà

Enrico Bertolino è in scena in questi giorni al Ciak di Milano con il suo Lampi accecanti di ovvietà“.

Cabaret, ma anche tanta critica sociale nel monologo di Enrico Bertolino che va in scena al Ciak con la regia di Massimo Navone: “E’ uno che segue l’evolversi dell’attualità e della politica, affrontando temi e relazioni tra gli uomini in chiave ironica, quell’ironia capace, però, anche di far riflettere. Uno in corso che cambia all’occorrenza, persino in tempo reale, seguendo le contraddizioni del nostro Paese,” racconta il comico, “I miei sono lampi d’ovvietà che per un attimo accecano, ma quando la vista riprende si riesce ad intravedere un orizzonte nuovo, né ideologico né moralista, forse soltanto un po’ più normale in senso umano, positivo ed irreale.

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Daniele Luttazzi torna in teatro

luttazzi

Daniele Luttazzi ripropone sul palco la sua comicità corrosiva: dal 3 all’8 novembre al Nuovo di Milano sarà in con lo Va dove ti porta il clito“, una parodia “pornografica e blasfema” del famigerato bestseller che è diventato uno dei classici del romagnolo.

Il monologo di Luttazzi (Premio di satira politica “Forte dei Marmi” 1996) è una dissacrante critica alle “verità” precostituite e intoccabili, critica che al è di fatto stato impedito di portare in televisione e che si può ascoltare solo nella divertentissima rappresentazione teatrale.

Ma il Luttazzi Tour non si ferma a Milano… Ecco le altre date:

il 10 novembre a LUGANO (Palazzo dei Congressi);
il 13 e il 14 novembre a GENOVA (Politeama)
;
il 21 novembre a GATTATICO (RE) (Fuori orario);

dal 3 al 6 dicembre a FIRENZE ( Puccini);

dal 9 al 13 dicembre a NAPOLI ( Diana);

il 18 dicembre a BRINDISI ( Impero);
il 
5 e il 6 febbraio a TORINO ( Colosseo);

il 12 febbraio a PADOVA (Gran );

dal 2 al 7 marzo a BOLOGNA (Arena del Sole);
l’11 marzo a SANTA MARGHERITA LIGURE (GE) ( Centrale).

Gentilmente blasfemo

Stasera 14 alle ore 21 al di Roma potrete assistere allo spettacolo dal titolo Farla franca negando l’evidenza, Stand-up comedy show di e con Daniele Fabbri.
Dalle note del teatro: Un monologo caratterizzato da umorismo sagace, tagliente e “politically incorrect”.
Il racconto autobiografico “gentilmente blasfemo” porta il pubblico all’interno di un immaginario
metaforico in cui l’attore racconta la sua tanto surreale quanto paradossalmente realistica.
Con umorismo beffardo e irriverente, si ride di noi stessi e delle nostre abitudini senza maschere né
costruzioni di pensiero.
Lo stile “stand-up” dello spettacolo è appropriatamente scelto, perché ideale per vivere e godere del
rapporto col pubblico affinchè, a forza di ridersi addosso, attore compreso, la risata diventi liberazione e sfogo dal piattume della vita di tutti i giorni
.

Aspetto che non guasta mai, l’ è gratuito.

Lo spazio si trova in Via G. Pitacco, 29 (Roma)
Informazioni: Tel. 06.27541609

La storia secondo Travaglio

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Segnalo per domani, 25 alle ore 21, lo spettacolo Promemoria, di e con Marco Travaglio. Il sottotitolo è tutto un programma: Quindici anni di d’Italia ai confini della realtà.
Lo spettacolo è suddiviso in sette quadri che ripercorrono gli ultimi anni della nostra politica, partendo dalla seguente premessa: La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente. La è maestra, ma nessuno impara mai niente.
Nel primo (1992-1993) al centro vi è l’avvento di Tangentopoli. Nel secondo, stesso periodo, l’autore racconta fino a che punto l’enorme scandalo fosse diffuso. Nel terzo (1993) Travaglio ci ricorda le tragiche stragi mafiose e la discesa in campo di Forza Italia. In quello seguente (1994-1996) l’attuale primo ministro nostrano diviene inevitabilmente il protagonista assoluto. Nel quinto quadro (1996-2001) viene puntato il dito sulla sinistra, colpevole, secondo il giornalista, di non aver fatto la sua parte come reale alternativa al centro destra, se non altro secondo le promesse fatte agli elettori.
Nel sesto (2001-2006) lo zoom è tutto su Berlusconi ed il suo modo di governare.
Nell’ultimo quadro (2006-2007) ecco alla berlina di nuovo il centro sinistra, reo una seconda volta della stessa colpa del passato.
Lo spettacolo sarà al Teatro Civico di La Spezia (Piazza Mentana 1).
I per il primo settore Platea, barcacce e palchi di prima fila costeranno € 23 più € 3 di prevendita. I ticket per il secondo settore Platea, primo settore Galleria e palchi di seconda fila costeranno € 20 più € 2. Per il secondo settore Galleria e palchi di terza fila i costeranno € 16 più € 2 di prevendita.
Per informazioni telefonare al n. 0187-757075 oppure scrivere all’indirizzo mail teatro.civico@laspeziacultura.it.

Rossi sulla strada

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Segnalo con dovuto anticipo lo spettacolo , di e con Paolo Rossi, in dal 4 dicembre al D’Annunzio. Un percorso come al solito divertente e coinvolgente, capace di farti sorridere e riflettere con intelligenza come pochi attori nostrani sanno offrire. Inoltre, sulla falsa riga dei suoi ultimi lavori, Rossi – come al solito esperto improvvisatore – renderà ogni serata diversa dall’altra in omaggio ad uno dei principali privilegi del : l’irripetibilità.
Di seguito la scheda: Questo lavoro prende spunto dalla di uno spettacolo mai andato in , Ubu Re d’Italia, fino a immaginare il prossimo ancora da realizzare, in una sorta di ponte immaginario. L’attore, l’uomo e il personaggio raccontano, con il linguaggio artistico tipico di Rossi, eventi e riflessioni sulla vita, sul mestiere dell’attore e, più in generale, sulla nostra società. Vere e proprie lezioni di , dove Jarry e Shakespeare, e si alternano in un vorticoso girotondo fino a confondersi con lo stesso artista.
Un ritratto intimo, dolce-amaro di un Paolo Rossi inedito per ricordarsi che la vita a volte è meglio che sia affrontata con una risata.
Oltre agli autori citati, Paolo Rossi presenta brani scritti da , Carolina de La Calle Casanova e Renato Sarti, regista dello spettacolo.
Il D’Annunzio si trova a Latina, in Via Umberto I 43.

Caveman a Milano

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, il “One Man Show” di più grande successo negli States, dopo esser stato messo in scena in oltre 20 paesi in 15 lingue diverse, arriva finalmente in .
Regia del grande Teo . Interprete Maurizio .
Divertente esplorazione delle differenze tra uomo e donna e di come tali differenze creino fraintendimenti tra i due sessi. Si spazia dal femminismo contemporaneo alla sensibilità maschile in un viaggio attraverso i temi della vita di coppia.
In scena al teatro di Milano da oggi 7 al 23 . Per ulteriori informazioni www.teatroderby.it

Prezzi:

Poltrona € 18,00 + € 2,00 prevendita
Galleria € 16,00+ € 1,50 prevendita
Ridotti e Gruppi (solo platea) € 16,00 + € 1,50 prevendita
Under 26 (solo platea) € 16,00 + € 1,50 prevendita

acquista subito online il biglietto su www.boxtickets.it

Shel Shapiro e Sarà una bella società a Bergamo

shel shapiroIl 15 Novembre il one man show Sarà una bella società arriva a Bergamo. Lo show che abbiamo visto e amato lo scorso anno a e sui palchi di mezza italia finalmente arriva a Bergamo.

Raccontare la di alcune generazioni, con lo strumento popolare delle canzoni, e con la voce e il volto di un protagonista che si presenta sul palcoscenico a evocare una con la sua stessa presenza: la voce, la chitarra, l’immagine anche fisica di rappresentano un esercizio mentale irresistibile, che serve per recuperare il clima di un’epoca, lo spirito del tempo, l’intera psicologia di chi ha attraversato i decenni dai primi anni Sessanta in poi.
Già, i Sessanta sono un decennio “seminale”, in cui sembra essersi concentrata una creatività, una energia sociale, ma anche intellettuale, culturale, comportamentale, davvero irripetibile. Se pensiamo all’America di Bob Dylan, a una voce mai sentita prima che annuncia il tempo nuovo, che investe i grandi raduni civili e politici dell’età kennediana e post-kennediana, abbiamo una fotografia suggestiva del cambiamento. Ma prima dobbiamo avvertire anche l’eco delle canzoni e del surf dei Beach Boys, e subito dopo gettare uno sguardo sull’epoca in cui i festival e i grandi raduni raccolgono il mondo giovane, i beatnik, gli hippie, a Newport come a Woodstock.
Peace and Love, pace e amore, nel fango di Woodstock. E qualche anno prima la ballata elettrica e dolente di Dylan, «a hard rain’s gonna fall». È la grande società che richiama inesorabilmente le note di The Way we Were, Barbra Streisand e Robert Redford come campioni ancora ingenui della rivoluzione democratica, quando non eravamo così cinici, e la era una speranza che davvero «the times, they are a-changin’», e che il mondo potesse veramente avere una svolta.
Ma nello stesso tempo dobbiamo anche pensare all’Europa e all’Italia di allora. All’Inghilterra delle “cavern”, in cui emergono i “complessi”, oggi diremmo le “band”, che trasformano radicalmente il modo di fare musica e di stare insieme. Nell’immaginario musicale esplode il suono distorto del riff di Satisfaction, i Beatles impongono una specie di rivoluzione, in cui si sperimenta tutto. E intorno a loro, ai fondatori della musica nuova, si affollano i grandi epigoni, gli eredi del blues, gli Animals di Eric Burdon, i Them, gli Who.
Sullo sfondo di un mutamento impressionante, una società per molti versi “ingenua” sperimenta intanto per la prima volta il benessere di massa. E aspetta qualcosa. Anche in un’Italia che esce a fatica dalla sua arretratezza, cambiano le parole e le note, tira un’aria nuova, i simboli si svecchiano, le star cambiano volto. Va da sé che l’ambiente culturale e politico aspetta una rottura, che arriverà puntuale con il maggio francese e con il Sessantotto; ma prima ancora che sul piano politico la “rivoluzione” avviene nei comportamenti, nelle mode, nei pensieri collettivi.
Si vede una metamorfosi nel paesaggio umano. Cambia l’abbigliamento, si modificano in modo impressionante i comportamenti fra adulti e giovani, e le relazioni fra ragazzi e ragazze, l’eros guadagna stili nuovi: «Sapore di sale, sapore di mare, che hai sulle labbra, che hai sulla pelle». Si tratta di un cambiamento a suo modo “politico”, ma in primo piano ci sono le emozioni, le suggestioni, c’è la sensazione che si stiano aprendo possibilità inedite. Qui da noi la musica assimila velocemente l’idea del cambiamento. Emerge la protesta, «come potete giudicar», «è la pioggia che va», «noi non ci saremo», «Dio è morto»: un sentimento che non è ancora programmatico ma è collettivo, condiviso, sentito da tutti come una specie di destino a cui si è chiamati, e che ciascuno interpreta alla propria maniera, ora festosa, ora arrabbiata, perché in ogni caso il mondo è giovane, può attendere anche se è impaziente.

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